Passeggiando per Piazza del Popolo o salendo verso il Duomo sul colle Girone, si ha la sensazione che Fermo abbia avuto molte vite. Ed è proprio così: la città che oggi appare raccolta e tranquilla è stata per secoli uno dei centri più importanti dell'Italia centrale adriatica. Ripercorrerne la storia aiuta a leggere meglio le sue pietre, dalle cisterne sotterranee di epoca romana ai palazzi della piazza. Qui ne raccontiamo le tappe principali, dalle origini fino ai secoli in cui la città fece parte dello Stato della Chiesa.
Dalle origini a Firmum Picenum
Il colle Sabulo, su cui sorge Fermo, era abitato già dal IX secolo avanti Cristo da comunità di cultura villanoviana, che si integrarono progressivamente con i Piceni, il popolo che ha dato il nome a questa parte delle Marche. La svolta arrivò con Roma. Nel 264 a.C. i Romani fondarono qui una colonia di diritto latino, Firmum Picenum, con alcune migliaia di coloni: la posizione, naturalmente fortificata e affacciata sul mare, era ideale per controllare il territorio piceno. Il nome stesso, Firmum, richiama la solidità. La città rimase fedele a Roma durante le guerre puniche, ottenne la cittadinanza romana nel 90 a.C. e divenne poi municipio. Di quell'epoca resta una testimonianza straordinaria: le Cisterne romane, costruite fra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., un complesso sotterraneo di trenta sale coperte a volta, disposte su tre file, che raccoglieva e depurava l'acqua per la città.
Il Medioevo e la Marca Fermana
Nel Medioevo Fermo diede il nome a un territorio vastissimo, la Marca Fermana, che si estendeva dal fiume Musone, vicino ad Ancona, fino al Sangro, in Abruzzo, e dal mare fino ai monti. Fu un'epoca di grande prestigio, ma anche di scontri violenti. Nelle lotte fra papato e impero la città si schierò contro Federico Barbarossa, e nel 1176 le truppe imperiali guidate dall'arcivescovo Cristiano di Magonza la misero a ferro e fuoco, distruggendo anche la cattedrale. Fermo si risollevò: nel 1189 si costituì libero comune con propri statuti, e nel 1227 il maestro Giorgio da Como avviò la ricostruzione del Duomo, di cui ancora oggi rimangono la facciata romanico-gotica in pietra d'Istria, il campanile e un portale laterale. Sul colle Girone, dove in antichità sorgeva l'acropoli, fra il 1236 e il 1238 fu edificata la Rocca, simbolo del potere cittadino.
Signori, condottieri e la Rocca distrutta
Fra Trecento e Quattrocento la città passò più volte sotto il controllo di signori locali e capitani di ventura. Il più celebre fu Francesco Sforza, che nel gennaio 1434 entrò solennemente in Fermo, nominato da papa Eugenio IV rettore della Marca; la città divenne per alcuni anni il cuore del suo dominio marchigiano. Quando la fortuna degli Sforza nella Marca declinò, i fermani insorsero e nel 1446 rasero al suolo la Rocca del Girone: al suo posto oggi c'è il parco panoramico che circonda il Duomo. Una generazione più tardi fu la volta di Oliverotto Euffreducci, che si impadronì del potere in città e finì strangolato a Senigallia la notte del 31 dicembre 1502, vittima dell'inganno di Cesare Borgia. La sua vicenda è raccontata da Niccolò Machiavelli nel Principe.
Nello Stato della Chiesa
Chiusa la stagione delle signorie, Fermo visse per secoli all'interno dello Stato della Chiesa, e fu proprio un papa a darle nuovo lustro. Felice Peretti, vescovo di Fermo dal 1571, divenuto papa con il nome di Sisto V, nel 1585 confermò con una bolla lo Studio generale fermano, l'università cittadina, e nel 1589 elevò la diocesi ad arcidiocesi metropolitana. Nel 1688 al Palazzo dei Priori fu aggiunta la sala destinata alla biblioteca pubblica, dove nel 1713 trovò posto il grande globo di Silvestro Amanzio Moroncelli, che dà il nome alla Sala del Mappamondo; nel 1790 si inaugurò il Teatro dell'Aquila. Dopo la parentesi napoleonica, quando fra il 1808 e il 1815 Fermo fu capoluogo del Dipartimento del Tronto, la città tornò ai papi fino all'Unità d'Italia, nel 1860. In tempi recenti ha ritrovato un ruolo di capoluogo: la Provincia di Fermo, istituita nel 2004, è diventata operativa nel 2009. Dalla campagna fermana, dove sorge l'Agriturismo La Viola e il Sole, il profilo della città sul suo colle ricorda ogni giorno questa lunga storia.
La storia di Fermo a pochi minuti dalla campagna
L'Agriturismo La Viola e il Sole si trova a circa tre chilometri in linea d'aria dal centro storico di Fermo: di giorno fra piazze e musei, la sera nella quiete delle colline.