Chi passeggia per il centro storico di Fermo difficilmente immagina che, sotto le strade in salita verso il Girfalco, si estenda uno dei più grandi e meglio conservati sistemi di raccolta dell'acqua dell'età romana. Le Cisterne romane sono un luogo sobrio, fatto di pietra, volte e silenzio, ma proprio per questo lasciano il segno: scendere nelle vasche significa entrare nel funzionamento quotidiano di una città antica, lontano dalle facciate e dai palazzi di rappresentanza.
Una città che aveva bisogno di acqua
Fermo, l'antica Firmum Picenum, si legò in modo sempre più stretto a Roma nel corso del I secolo a.C. Nel 41 a.C. vi si stabilirono veterani di Ottaviano, e con l'età augustea la città conobbe importanti lavori di riorganizzazione urbana. Tra questi rientra la rete idrica, di cui le Cisterne sono la parte più imponente. La costruzione viene collocata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Una città arroccata su un colle, senza grandi sorgenti a portata di mano, doveva raccogliere l'acqua piovana, conservarla e poi distribuirla: secondo le ricostruzioni, attraverso canali sotterranei e fontane pubbliche la rete arrivava fino al porto, distante circa sette chilometri.
Come sono fatte le vasche
Il complesso ha una pianta rettangolare di circa 65 metri per 29 e occupa una superficie di circa 2.200 metri quadrati. È diviso in trenta ambienti comunicanti, disposti su tre file parallele e coperti da volte a botte che al colmo raggiungono i sei metri di altezza. Le camere sono collegate fra loro da archi, e il pavimento ha una leggera pendenza pensata per regolare il passaggio dell'acqua da un ambiente all'altro, favorendone la decantazione.
Guardate con attenzione le pareti. Il pavimento, i muri perimetrali e la parte bassa dei muri interni sono rivestiti di cocciopesto, la malta impermeabile ottenuta con calce e frammenti di laterizio che i Romani usavano anche per terme e pavimenti. L'altezza di questo rivestimento, intorno ai 60-70 centimetri, indica il livello a cui veniva mantenuta l'acqua, lasciando spazio all'aria per conservarla potabile. Nelle volte si aprono inoltre dodici pozzetti quadrati, che servivano a far entrare aria pulita e acqua piovana. Sono dettagli semplici, ma raccontano un'ingegneria idraulica molto consapevole.
Dall'oblio al riuso
Con la fine del mondo antico le Cisterne persero la loro funzione e rimasero a lungo dimenticate sotto la città. Alla fine dell'Ottocento furono in parte riutilizzate come acquedotto cittadino, ruolo che mantennero per circa un secolo. Questa lunga vita spiega in parte il loro buono stato di conservazione: pochi monumenti romani possono vantare di aver svolto la stessa funzione per cui erano nati a distanza di quasi due millenni.
Come organizzare la visita
L'ingresso moderno era stato ricavato da via degli Aceti, mentre oggi alle Cisterne si accede attraverso il Museo civico archeologico, ospitato nell'ex convento dei Domenicani, nel centro storico. La visita richiede poco tempo e si abbina facilmente al resto della città: il Duomo sul Girfalco e la Piazza del Popolo sono a pochi minuti a piedi. Il percorso sotterraneo è adatto anche ai bambini, che di solito restano colpiti dalla sequenza di volte tutte uguali.
Dopo la visita vale la pena risalire all'aria aperta e percorrere il centro con occhi diversi, sapendo cosa si nasconde sotto i propri passi. Per chi soggiorna a La Viola e il Sole, a circa 3 km in linea d'aria dal centro di Fermo, le Cisterne sono una meta comoda anche per mezza giornata, magari in un pomeriggio in cui il sole invita a cercare un po' di fresco prima di tornare in piscina.
Tra le Cisterne romane e la quiete delle colline
Da La Viola e il Sole il centro storico di Fermo è a circa 3 km in linea d'aria: mezza giornata tra le vasche romane e il resto del tempo nella campagna, con la piscina nel verde.