Le creste del Monte Vettore nei Monti Sibillini con nevai residui e cielo azzurro
Monte Vettore, Monti Sibillini — foto: Enrico Strocchi · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Dalle colline intorno a Fermo, nelle giornate limpide, la linea dei Monti Sibillini chiude l'orizzonte verso ovest. È una presenza costante, quasi familiare, e prima o poi viene voglia di andarla a vedere da vicino. La buona notizia è che si può fare in una giornata: la parte fermana del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, quella di Amandola e Montefortino, si raggiunge in auto in circa un'ora, risalendo la valle del Tenna mentre il paesaggio cambia a ogni curva, dai campi coltivati ai boschi e poi alla roccia.

Amandola, la porta del versante fermano

Amandola è il primo punto d'appoggio naturale. Il paese nasce dall'unione di tre antichi castelli e conserva un centro raccolto, con piazze, chiese e scorci sulle montagne che sembrano vicinissime. È un buon posto per una sosta al mattino, per un caffè e per capire dove si è arrivati: da qui partono le strade che salgono verso le frazioni e i sentieri del Parco. Amandola è anche conosciuta per il tartufo nero estivo che cresce nei boschi della zona, festeggiato ogni estate con una manifestazione dedicata. Se passate in quei giorni troverete il centro animato, altrimenti godrete di un borgo tranquillo, di ritmo montano.

Montefortino e il santuario della Madonna dell'Ambro

Pochi chilometri più avanti c'è Montefortino, arroccato su uno sperone con le case in pietra rivolte verso i Sibillini. Dal suo territorio si scende verso la valle dell'Ambro, dove sorge il santuario della Madonna dell'Ambro, a poco meno di settecento metri di quota, stretto fra alte pareti rocciose e il torrente che gli dà il nome. È considerato il più importante santuario mariano delle Marche dopo Loreto, e per la sua posizione fra montagna e acqua viene chiamato anche la piccola Lourdes dei Sibillini. La tradizione racconta di una pastorella sordomuta, Santina, alla quale la Vergine sarebbe apparsa restituendole la parola. Anche per chi non cerca un luogo di devozione, la valle merita la deviazione: il silenzio, il rumore dell'acqua e la roccia incombente danno un'idea precisa della montagna marchigiana.

La Gola dell'Infernaccio e l'eremo di San Leonardo

La tappa che molti associano ai Sibillini fermani è la Gola dell'Infernaccio, nel territorio di Montefortino. Si parte da un'area di sosta in località Rubbiano, raggiungibile con una strada sterrata di qualche chilometro, e ci si inoltra a piedi nella gola scavata dal fiume Tenna fra le pendici del Monte Sibilla e del Monte Priora. Il primo tratto è il più scenografico: pareti a picco, passaggi stretti, piccole cascate. Proseguendo, il sentiero entra nel bosco e sale fino all'eremo di San Leonardo, ricostruito pietra su pietra da padre Pietro Lavini, il frate cappuccino che scelse di vivere lì e che Giovanni Paolo II definì muratore di Dio. L'andata e ritorno richiede di solito qualche ora, con un dislivello contenuto, ma resta un'escursione di montagna a tutti gli effetti.

Consiglio pratico: prima di partire controllate sui canali ufficiali del Parco Nazionale dei Monti Sibillini lo stato dei sentieri, che dopo frane, piogge o lavori possono essere chiusi o modificati. Portate scarpe da trekking, acqua, uno strato caldo anche in estate e partite presto, così da rientrare con calma prima del buio. Se il meteo è incerto, rinunciate alla gola e dedicatevi ai borghi.

Come organizzare la giornata con prudenza

Una buona sequenza è partire al mattino presto, fare una breve sosta ad Amandola, raggiungere Rubbiano per l'escursione nelle ore più fresche e, nel pomeriggio, passare dal santuario dell'Ambro o fermarsi a Montefortino prima del rientro. Chi non se la sente di camminare a lungo può limitarsi al primo tratto della gola, tornando indietro quando vuole: è già sufficiente per respirarne l'atmosfera. In montagna il tempo cambia rapidamente, anche d'estate, e la temperatura è sensibilmente più bassa rispetto alla costa, per cui conviene vestirsi a strati. Con i bambini scegliete percorsi brevi e tenete conto dei tratti sterrati; con il cane, tenetelo al guinzaglio e verificate le regole del Parco, che tutela una fauna delicata. Nelle stagioni di mezzo, primavera e inizio autunno, i colori dei boschi sono al loro meglio e i sentieri meno affollati.

La sera si torna verso le colline, e il contrasto è parte del piacere: dopo la roccia e i boschi, la campagna fermana appare più morbida e luminosa. Chi soggiorna all'Agriturismo La Viola e il Sole, in Contrada Vallasciano, può rientrare in tempo per un bagno in piscina e una cena all'aperto, con i Sibillini che si spengono lentamente all'orizzonte. È il bello di questa parte delle Marche: in una sola giornata si passa dal mare alla montagna senza fretta, e si torna a dormire nel verde.

Dopo i Sibillini, una sera tranquilla in campagna

L'Agriturismo La Viola e il Sole è un agriturismo nella campagna di Fermo, con piscina nel verde, appartamenti e tende glamping: una base comoda per alternare montagna, borghi e mare. Scriveteci su WhatsApp per disponibilità.